Comunione o separazione dei beni? 3 spunti per decidere

La scelta del regime matrimoniale della coppia va valutata con attenzione, prima di essere comunicata al sacerdote o all’ufficiale civile. Ma quali sono le differenze?

Il matrimonio, oltre che il suggello ad una storia d’amore, è anche un patto legale vero e proprio, e come tale è sottoposto a vincoli e clausole. La più importante è quella della comunione o separazione dei beni: la scelta del regime matrimoniale va valutata con attenzione, prima di essere comunicata al sacerdote o all’ufficiale civile. Ma quali sono esattamente le differenze, e come si possono gestire? Vediamolo insieme.

  1. Due opzioni diverse: perché?

La comunione dei beni, ancora oggi la più diffusa in Italia, è nata per tutelare il coniuge meno abbiente, ma oggi è consigliata soprattutto se marito e moglie sono entrambi lavoratori dipendenti e in una condizione di parità patrimoniale. Tuttavia, la comunione dei beni può rivelarsi rischiosa se uno dei due coniugi svolge una professione autonoma: in caso di difficoltà economiche dell’impresa, anche il patrimonio personale dell’altro verrebbe intaccato.

La separazione dei beni, invece, permette una gestione patrimoniale più chiara: ciò che era di proprietà del singolo prima delle nozze resta tale, mentre ciò che si è costruito insieme viene diviso a metà. In più, gli sposi possono decidere se diventare proprietari da soli o in coppia degli immobili o dei beni acquistati dopo il matrimonio, godendo di maggiori vantaggi fiscali. Un’ultima attenzione: in caso di mancata comunicazione degli sposi, per tacito assenso viene assegnata d’ufficio agli sposi la comunione dei beni. Se desiderate la separazione dei beni, ricordate di verificarlo.

  1. Non solo ragioni razionali.

Scegliere il regime matrimoniale è una presa di coscienza e responsabilità per la coppia, non senza implicazioni emotive. La comunione dei beni è la scelta che istintivamente viene sentita più “buona” immaginando di scambiarsi una promessa che durerà per tutta la vita. Viceversa, separare i propri beni ancora prima di sposarsi può essere sentito come un atto di sfiducia o addirittura cinismo e disillusione nei confronti del matrimonio stesso. I litigi, anche seri, possono essere in agguato: meglio affrontare l’argomento qualche tempo prima, insieme ad amici o famigliari che possano consigliare la coppia aiutandola a ragionare in modo lucido e razionale.

  1. E se si cambia idea?

La legge lo consente in qualsiasi momento: il cambio deve avvenire con un atto pubblico notarile in presenza di due testimoni, che deve essere poi annotato a margine dell’atto di matrimonio conservato nell’ufficio di stato civile del Comune nel quale è stato celebrato. Se si passa da comunione a separazione dei beni, è importante riuscire prima ad identificare con chiarezza i beni appartenenti a ognuno.